giovedì, dicembre 22, 2005

Commento del Dott. Cestari per i giornalisti scientifici

Milano, 20 dic. 05

ATTENZIONE QUESTO NON E’ UN COMUNICATO STAMPA!

LA PRESENTE COMUNICAZIONE E’ INDIRIZZATA AI GIORNALISTI SCIENTIFICI

LA NOTIZIA
…Intanto l'università di Cardiff ha annunciato di avere allo studio una nuova metodologia che, sfruttando le tecnologie ricombinanti, determinerà già nei neonati l'esposizione al rischio di sviluppare la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Ciò permetterà di avviare tempestivamente la terapia.
Nello studio, pubblicato sugli Archives of General Psychiatry, si dice che la patologia è individuabile grazie alla presenza di una variante specifica del gene COMT, legato alla funzionalità delle corteccia prefrontale (una parte del cervello, n.d.r.) e già studiato per il suo ruolo in altre patologie mentali, come la schizofrenia. "Dagli esiti di uno screening che ha interessato oltre 200 casi clinici riconducibili a sindromi da iperattività - ha detto Anita Thapar, ricercatore associato all'Università di Cardiff - abbiamo appurato che l'incoerenza del gene COMT è una delle principali concause che inducono la malattia"
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IL COMMENTO:
RUDIN UBER ALLES!
Anzitutto alcune domande: un giornalista pubblica direttamente tutto ciò che gli capita sul tavolo? Al di là di ogni considerazione etica, laddove si tratti di materia scientifica, non sarebbe necessario possedere quel minimo di preparazione, tale da consentire di discernere le “bufale” dai fatti concreti della scienza?

Annuncio allora un’ulteriore grande scoperta scientifica: la befana non indossa il tanga. La ricerca, condotta secondo criteri scientificissimi, ha coinvolto ben 8600 persone scelte tra gli esperti in fatto di befana.
Abbiamo somministrato loro un test specifico, predisposto allo scopo; alla domanda: “quale tipo di mutande indossa la befana?”, gli intervistati potevano scegliere tra: a) slippone b) mutanda ascellare c) calzamaglia d) tanga.
Nessuno ha risposto tanga.

E cosa c’entra questo con l’ADHD e con la specifica variante del gene COMT; e perché il titolo “Rudin uber alles”?

Per avere le risposte a queste domande dobbiamo prima fare un passo indietro, affrontando una breve analisi storico / scientifica.

Dati storici
L’eugenetica, principio fondamentale cui i nazisti si ispirarono, nacque ben prima del nazismo e non morì con esso. Il più influente ed importante scienziato dell’era Nazista fu certamente Ernst Rudin, che nel 1905 aveva fondato la “Società Tedesca per l’Igiene Razziale”, assieme a suo cognato, lo psichiatra Alfred Ploetzl (1). Eletto presidente della “Federazione Internazionale delle Organizzazioni per l’Eugenetica” e del “Comitato per la Psichiatra Razziale” nel 1932 (2), con la salita al potere di Hitler nel 1933, Rudin comandò il programma capitanato da Heinrich Himmler per l’eliminazione di 375,000 cittadini tedeschi ritenuti “inferiori”, che precedette l’olocausto (3).
Durante il processo di Norimberga furono messi sotto accusa solo i medici che lavorarono direttamente nei campi di concentramento e nemmeno tutti. Tralasciando alcuni altri, individuati molti anni più tardi, come gli psichiatri Heyde e Lotte, tutte le menti ideologiche dell’eugenetica rimasero e sono rimaste libere di praticare e soprattutto di insegnare (4).
Rudin, in quanto cittadino svizzero, subì solo un periodo di arresti domiciliari e morì nel 1952 (5).
L’edizione del1994, del “Comprehensive Textbook of Psychiatry”, celebrava Rudin in quanto padre delle teorie sulle origini genetiche della schizofrenia. Nel 1990, la National Alliance for Research on Schizophrenia and Depression ha pubblicato un articolo dove si ringrazia Rudin per il suo lavoro pionieristico nel campo della psichiatria genetica (6).

L’allievo e successore di Rudin all’Istituto Kaiser Wilhelm, Dr. Franz J. Kallmann, si spostò al New York State Psychiatric Institute [NYSPI] della Columbia University, dove divenne il capo dei programmi di psichiatria genetica (7).
Dopo l’olocausto Kallman testimoniò personalmente in favore dello psichiatra Otmar von Verschuer, uno di coloro che selezionarono personalmente gli individui da uccidere durante il programma di sterminio. Con l’aiuto della comunità scientifica von Verschuer fu condannato a pagare 300 dollari di multa e liberato (8).
Entrambi collaborarono negli anni 50’ al programma statunitense di “Eugenetica negativa”, per la soppressione della riproduzione degli individui “inferiori”. (9) Kallman lavorò a lungo con la dottoressa Linda Erlenmeyer-Kimling, esperta di genetica, sempre al NYSPI. La Erlenmeyer-Kimling, assieme a Kallman, è l’autrice degli studi sulla necessità di individuare precocemente i disturbi mentali sin dalla prima infanzia.
La precoce identificazione dei bambini come portatori dei geni della follia era lo scopo principale del lavoro di Ernst Rudin.

Nel 1971 la American Eugenetic Society cambiò il suo nome, divenendo la American Social Biology Society. (10).
Biologia sociale era il termine utilizzato dal nazista Ernst Rudin.
A partire dagli anni 70 ‘ e 80’ i lavori della Erlenmeyer-Kimling sono la base su cui vengono fondati i programmi atti ad individuare nei bambini i segni dei disturbi mentali. (11).

1. Ideology of Death, Why the Holocaust Happened in Germany.; John Weiss, p.105-106.

2. 10. Stefan Kuhl; The Nazi Connection; Oxford University Press; 1994, p.21-22.

3. 11. Dr. Michael Berenbaum,The World Must Know, The History of the Holocaust as Told in the United States Holocaust Memorial Museum, 1993, p.64.

4. Thomas Roder, Volker Kubillus, Anthony Burwell “Psychiatrists – the Men Behind Hitler” Freedom Publishing, p. 80 – 81.

5. PM Daily, Created Nazi Science of Murder: Meet ‘Gentle” Prof. Rudin, Theorist of ‘Aryanism’, Tuesday, Aug. 21, 1945, p.5.

6. 1990 - Winter Newsletter; National Alliance for Research on Schizophrenia and Depression.

7. The Psychiatric Quarterly, Vol. 19, No.2, 1945, p.235.

8. Eugenics Quarterly, Vol. 1, No. 1, 1954, The Role of the American Eugenics Society, p.1-3.

9. Ibidem.

10. Social Biology, Vol. 18, 1971, A Foundation for Informed Eugenics, Irving I. Gottesman and Linda Erlenmeyer-Kimling, p. S1 and S7.

11. The Child at Risk for Major Psychiatric Illness, Clarice. J. Kestenbaum, in The American Handbook of Psychiatry, 1981, p. 166; vedi anche: Erlenmeyer-Kimling, Schizophrenia: A Bag of Dilemmas, in Social Biology, Vol. 23, No. 2 1976, p. 133.


ANALISI TECNICO – SCIENTIFICA
Nessuno pretende che i giornalisti conoscano i dati appena illustrati, anche se non ci sarebbe nulla di male se ne fossero informati…; è tuttavia fondamentale, scrivendo in ambito di divulgazione scientifica, possedere gli strumenti minimi che dovrebbero permettere di fare questo lavoro.

Per comprendere meglio di cosa parliamo quando trattiamo l’argomento “genetica”, utilizzerò un modello molto semplice e comprensibile a tutti: i cani.
Ognuno di noi ha avuto esperienze personali con questi splendidi animali, molti convivono con loro e comunque tutti capiscono di cosa parliamo.

Nel corso della storia dell’umanità, l’uomo ha selezionato razze differenti di cani. Oggi abbiamo i bassotti e gli alani, i bull dog e i levrieri, i collie e i rottwailler, ecc..

Sono molto differenti tra loro, non solo fisicamente, ma anche come istinto e carattere, almeno per alcuni specifici tratti.

Ma come hanno fatto gli uomini e come fanno ancora oggi, ad ottenere razze così differenti tra loro?

Quando nasce una cucciolata i piccoli sono molto simili tra loro, ma non identici. Alcuni possono essere più grossi o grassi, altri più vivaci, altri più snelli e scattanti; e le differenze ci sono anche a livello caratteriale e attitudinale.

Così se uno vuole ottenere cani di taglia maggiore, semplicemente continua ad incrociare, cioè far riprodurre tra loro i cani più grossi di varie cucciolate; lo stesso per avere cani più tranquilli o più aggressivi, ecc.

Con il passare del tempo, tramite centinaia e migliaia di selezioni, siamo arrivati alle moltissime razze attuali.

Tutto ciò potrebbe far pensare: allora tutto è genetico!
Per nostra fortuna le cose non stanno così.
Infatti all’interno della stessa cucciolata, troveremo comunque cani differenti per questa o quella caratteristica. Non solo, l’esperienza ci insegna che l’allevamento, l’imprinting, l’educazione ed il trattamento che il cane riceve, specie nei primi mesi ed anni di vita, contano comunque molto di più di qualsiasi codice genetico.
Quindi possiamo avere un collie che morde ed un rottwailler che lecca i ladri.
Persino cani selezionati per l’aggressività e cresciuti nella violenza (come nel caso dei pitt bull allevati per i combattimenti clandestini) possono (con grandi sforzi) essere rieducati.

Quando parliamo di bambini e quindi di esseri umani, le cose si complicano ulteriormente. Infatti in aggiunta a quanto illustrato sui cani, l’uomo ha un’ulteriore caratteristica: la possibilità infinita di scelta. Negare questa caratteristica significa non solo negare l’evidenza, ma di fatto negare all’uomo la sua parte migliore e rilanciare l’eugenetica.

Cosa dire poi della specifica variante del gene COMT?
Sono in attesa (con altri) di esaminare i documenti originali dello studio dell'Università di Cardiff. La nostra non è un’opposizione preconcetta, ma visti i precedenti in questa materia (ADHD) e la quantità di “bufale” estrapolate e pubblicate (non sarà dovuto al fatto che qui ci sono in gioco enormi interessi finanziari???) e quindi smentite, ci concediamo quel minimo di diffidenza che comunque è parte fondamentale della scienza.

Ma diamo invece per scontato che lo studio sia veritiero; partiamo dall’ipotesi che sia attendibile. Quali sono o sarebbero le conclusioni?

L’articolo ci dice: “…allo studio una nuova metodologia che, sfruttando le tecnologie ricombinanti, determinerà già nei neonati l'esposizione al rischio di sviluppare la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Ciò permetterà di avviare tempestivamente la terapia”.

Sembra proprio che gli autori si siano dimenticati alcuni “dettagli”.

1) il nesso di causa ed effetto
2) l’anatomia patologica
3) la distinzione tra sintomi e malattie
4) che la specifica variante del gene COMT non è sensibile né specifica per alcuna patologia (ed in medicina se un esame non è sensibile né specifico, vale quanto quel genere di carta solitamente sottile ed in rotoli che si trova nei locali definiti come “toilette”)
5) che un’esposizione ad un rischio di sviluppare una malattia, può avere importanza laddove si tratti:
a) di un male letale e/o fulminante – in questo caso potremmo attuare procedure di controllo per prevenirne l’insorgenza,
b) di un’esposizione ad una sostanza esterna o comportamenti nocivi che possiamo quindi allontanare o ridurre,
ma qui non ci troviamo né nella situazione a), né in quella b). Siamo di fronte ad una sintomatologia (iperattività e disattenzione) che, ammesso si manifesti, e che dipenda in qualche modo dal gene COMT, non dipende da sostanze esterne o comportamenti nocivi, non è letale, né fulminante.

Do per scontata la conoscenza dei punti 1, 2 e 3 (sperando di non dovermi ricredere) e così arriviamo alla befana.

Ciò precisato, la “scoperta scientifica” da me effettuata relativa alle mutande della befana, adotta gli stessi criteri dello studio sul gene COMT e ADHD dell'Università di Cardiff.
Perché? In questo breve scritto avete avuto tutti gli elementi per capirlo da soli.
Per verificare il vostro livello di conoscenza potete rispondere alla seguente domanda: quale di queste è vera?
A) il gene COMT corrisponde nell’esempio alla befana e l’ADHD alle mutande
B) la befana esiste, l’ADHD è una malattia e io sono Napoleone
C) il gene COMT corrisponde nell’esempio alle mutande e l’ADHD alla befana
D) gli psichiatri dell’Università di Cardiff sono portatori della variante del gene COMT.


Conclusioni.
La ricerca propagandata, in attesa delle verifiche di attendibilità, estrapola ed annuncia conclusioni errate sotto il profilo scientifico e medico.
Tale propaganda è comprensibile venga diffusa solo per due motivazioni: i propagatori sono ignoranti in tema di scienza oppure sono ben pagati per diffondere scientemente stravolgimenti della realtà.
Le conclusioni che ci vengono proposte dallo studio in questione, sono di stampo eugenetico e nazista. Si tratta di ideologia, non di scienza. Se qualcuno non è in grado di vedere dove sta l’inghippo, sarebbe meglio cambiasse mestiere.
Mentre tanto fanno scalpore alcuni cori razzisti negli stadi, viene diffusa, senza che nessuno si scandalizzi, ideologia eugenetica e nazista.
Alcuni, per ignoranza o profitto, partecipano a questa farsa.
Gattaca è all’orizzonte e Rudin uber alles: è questa la cultura che vogliamo diffondere?

Dr. Roberto Cestari – medico – Presidente CCDU Italia


Per informazioni:
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU)
email ccdu_italia@hotmail.com
tel. 02 36510685

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