martedì, febbraio 21, 2006

Nutrire la mente: l’impatto del cibo sulla salute mentale

La Mental Health Foundation, partner di Sustain nel Food and Mental Health Project, ha pubblicato un rapporto complementare* intitolato "Nutrire la mente: l'impatto del cibo sulla salute mentale".

Da questo rapporto scaturisce il sempre maggiore peso che le scarse condizioni di salute mentale hanno su di noi come singoli e come nazione non sembra conoscere tregua, né in termini di ritmo né in termini di impatto. Viene riportato che solamente nel Regno Unito, i costi sostenuti per far fronte ai problemi di salute mentale si avvicinano oggi ai 100 miliardi di sterline l'anno. Le spiegazioni avanzate per decifrare questa tendenza sono molte: dalla globalizzazione alla mutata stabilità economica, dai cambiamenti sociali alla minor quantità di rapporti interpersonali.

È opinione comune che i problemi di salute mentale siano il risultato di un concorso di elementi quali l'età, i fattori genetici e quelli ambientali. Nello sviluppo delle tendenze generali nel campo della salute mentale, uno dei fattori contributivi più ovvi, per quanto meno riconosciuto, è rappresentato dalla dieta. Si sta rapidamente accumulando una quantità di riscontri sempre più consistente sul legame che unisce dieta e salute mentale. Diversi elementi indicano che l'alimentazione non solo produce un impatto a breve e lungo termine sulla condizione mentale di una persona, ma svolge un ruolo importante e determinante nello sviluppo, nel controllo e nella prevenzione di problemi mentali specifici, quali ad esempio la depressione, la schizofrenia, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, e l'Alzheimer.

L'esistenza di tale legame tra dieta e salute mentale viene sempre più riconosciuta e sostenuta dal mondo universitario e da quello dei ricercatori clinici. Gli studi condotti includono un'ampia gamma di test: dall'esame delle reazioni individuali ai cambiamenti di dieta (in trial clinici controllati randomizzati), al raffronto culturale tra diverse popolazioni, svolto usando parametri quali le abitudini alimentari e lo stato di salute mentale.

Tuttavia non è ancora completamente chiaro quale ruolo giochino le abitudini alimentari nel preservare la salute mentale della nazione; e i mutamenti di pratiche e costumi ci mettono del tempo a concretizzarsi. Tra i motivi possibili, annoveriamo la poca consapevolezza delle prove esistenti, lo scetticismo sulla qualità delle stesse e l'esistenza di gruppi d'interesse che difendono trattamenti e approcci di altro tipo.

Per decenni il trattamento dei problemi di salute mentale è stato perlopiù di carattere farmacologico (e psicoterapico, in minor misura), mentre i metodi per la promozione della salute mentale hanno fatto principalmente affidamento sull'informazione e sull'istruzione. Gli sviluppi terapeutici della ricerca sul rapporto esistente tra dieta e salute mentale, solo raramente sono stati riconosciuti dalla corrente medica principale. Eppure potrebbero avere vastissimi riscontri positivi. Gli effetti delle azioni che promuovono la salute mentale rivestono anch'essi un'enorme importanza e meriterebbero un'attenzione molto maggiore.

Negli ultimi cinquant'anni abbiamo assistito a cambiamenti radicali nel cibo che mangiamo, nei processi di produzione e raffinazione dello stesso, negli additivi alimentari, nell'uso di pesticidi e nell'alterazione dei grassi animali dovuta all'allevamento intensivo. I cambiamenti intervenuti nella nostra dieta in questi ultimi anni hanno reso il cibo che consumiamo quotidianamente molto diverso, nel contenuto nutritivo, rispetto a quello dei nostri predecessori, anche recenti.

Nel rapporto si prende anche in considerazione il ruolo della dieta in relazione a specifici problemi mentali. In particolare viene riportato che molti genitori, insegnanti e altri operatori hanno riscontrato notevoli miglioramenti nei bambini affetti da ADHD dopo un intervento sulla loro dieta. Due categorie di elementi nutritivi che la ricerca clinica ha isolato come particolarmente importanti sono gli acidi grassi essenziali e i minerali. Gli studi hanno messo in luce che nei bambini iperattivi la quantità di acidi grassi essenziali è oltremodo bassa. Una relazione analoga è stata riscontrata tra i livelli di ferro e la manifestazione di sintomi da ADHD nei soggetti giovanissimi.

Le prove che dimostrano come la salute mentale sia collegata alla dieta, stanno aumentando rapidamente. La dieta non solo produce un impatto sull'umore e sul benessere generale: è dimostrato che essa contribuisce allo sviluppo, alla prevenzione e al controllo di problemi mentali ben precisi.

Tutto ciò ha ampie conseguenze per coloro che sono coinvolti nella cura, nel trattamento e nella prevenzione dei disturbi mentali. Tali conseguenze non vanno assolutamente ignorate da chi ha interesse a ridurre il sempre maggior peso sanitario, economico e sociale di chi non gode di una buona salute mentale.

È urgente che i legislatori, i medici, il mondo industriale, il settore terziario e i consumatori inizino a prestar maggior fede al ruolo che la dieta gioca in fatto di salute mentale.

Scarica il rapporto completo in formato PDF, (5.55 MB, 72 pagg.)
da www.mentalhealth.org.uk

Tratto da Nopysch.it 21 Febbraio 2006

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