domenica, maggio 28, 2006

FALSE DIAGNOSI IN PSICHIATRIA, CHI CREA LO STIGMA MENTALE?

Com’è possibile non essere timorosi o diffidenti nei confronti di un’attività le cui statistiche non fanno che dimostrarne incapacità e inadeguatezza e le cui fondamenta scientifiche sono altamente opinabili e controverse?

Il presidente della Società Italiana di Psicopatologia durante il Congresso Nazionale di Psicopatologia nel febbraio 2006, ha dichiarato che: “Nelle attuali sindromi diagnosticate dal DSM IV [ Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali ] spesso non vi è né corrispondenza eziologica [ causale ] né specificità terapeutica. Non siamo stati in grado di trovare neanche un marker neurologico delle sindromi psichiatriche maggiori”.
(http://www.pol-it.org/ital/SOPSI2006/2106report.htm).

Al 159° Meeting dell’American Psychiatric Association tenuto lo scorso 20 maggio a Toronto, in Canada, sono stati evidenziati cinque fattori del rischio di disturbo bipolare, questi sono: ansia, senso di spossatezza, storia familiare di disturbo bipolare, una diagnosi recente di depressione e problemi legali. Il 43 per cento dei pazienti che avevano riferito di presentare almeno tre di questi fattori sono risultati poi positivi per disturbo bipolare al Mood Disorder Questionnaire (MDQ). Secondo Joseph Calabrese, della Case Western Reserve University di Cleveland, i disturbi bipolari sono comunque difficili da identificare sia per chi ne soffre che per il medico, dal momento che i sintomi vengono spesso confusi con quelli della depressione maggiore.
Calabrese ha dichiarato che spessissimo il paziente bipolare non riesce ad avere un’occupazione stabile: “Chiedete ad un paziente depresso se ha cambiato molti lavori negli ultimi tempi; se la risposta è positiva, è probabile abbiate a che fare con un paziente bipolare”.

Per cercare di combattere contro lo stigma, nei confronti delle malattie mentali in generale e in particolare contro la schizofrenia, nel 1996 la World Psychiatric Association ha lanciato un poderoso progetto rivolto a tutte le possibili persone coinvolte nella gestione della salute mentale: dal malato, alla famiglia, ai medici, agli organi di stampa. A nove anni di distanza dall’inizio del progetto si cominciano a fare i primi bilanci: ne risulta una situazione ancora confusa e pochi miglioramenti. La persistenza dello stigma è l’ostacolo maggiore a qualunque progresso nella cura e nella gestione delle malattie mentali.

Questa propaganda psichiatrica non sta forse alimentando il concetto di stigma della malattia mentale?
Nuove malattie psichiatriche vengono ogni giorno annunciate così che l’apparenza del loro aumento nella popolazione mondiale risulta veramente allarmante.

Dobbiamo tenere in considerazione che ognuna di queste nuove o vecchie “malattie mentali” sono presenti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM).

Bruce Wiseman, presidente dell'ufficio nazionale del CCDU per gli Stati Uniti, ha dichiarato: "Il DSM è un documento inaffidabile e pseudoscientifico, capace tuttavia di recare enormi danni alla vita della gente e usato per generare un fatturato da 76 miliardi di dollari l'anno nel ramo degli psicofarmaci".

Nella prima pubblicazione, risalente al 1952, nel DSM erano elencate 112 malattie, l’edizione odierna ne contiene ben 370 destinate ad aumentare. Col passare degli anni la psichiatria si è accorta di poter estendere la propria influenza e i propri interessi nei riguardi di una gamma pressoché infinita di atteggiamenti o problemi umani.

In medicina non si può stabilire per votazione che il colera è o non è una malattia, esistono prove e fatti incontrovertibili. In psichiatria l’omosessualità e la masturbazione sono state per lungo tempo considerate patologiche, ma oggi non lo sono più; il gioco d’azzardo, invece, era un problema morale, mentre oggi affermano che è una malattia.

Catalogare, definire e dare un nome alle cose e ai fenomeni non è scientifico. Questa pratica, specie quando abusata, ricade in ambito politico. Tutte le malattie, dalle più gravi alle più innocue, sono visibili e misurabili tramite alterazioni che provocano nelle cellule, nei tessuti, negli organi o nel metabolismo. Per ogni malattia, inoltre, dal cancro al raffreddore, dall’infarto al diabete, esistono esami medici oggettivi (radiografie, esami di laboratorio ecc.) che ne provano o meno la presenza, al di là del parere di chiunque.

Le opinioni personali non contano in medicina, questo è ciò che fa di essa una scienza. Si è ben lungi dal sapere tutto, ma perlomeno si avvale unicamente del metodo scientifico.

“Contrariamente a quanto è stato dichiarato” fa notare il biopsicologo Elliot S. Valenstein “non è stata trovata alcuna indicazione biochimica, anatomica o funzionale che distingua in modo attendibile i cervelli dei malati mentali…”.

Nel campo della salute mentale esistono a tutt’oggi pratiche barbariche, violente, che causano degradazione ed umiliazione nelle vittime che le subiscono, spesso addirittura letali, quali i moderni sistemi di contenzione sia fisica che chimica che non possono continuare ad essere ignorati ma devono essere denunciati.

La gente deve essere informata e deve poter decidere a chi affidare la propria vita.

Per ulteriori informazioni: www.ccdu.org www.cchr.org

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
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mercoledì, maggio 24, 2006

A PIU’ DI 17 MILIONI DI BAMBINI IN TUTTO IL MONDO SONO PRESCRITTI PSICOFARMACI.

Nel maggio ’06 USA Today ha rivelato che la Food and Drug Administration americana (o FDA) è in possesso della documentazione relativa a 45 decessi infantili provocati dai nuovi farmaci antipsicotici. Gli esperti, sostengono che il numero delle vittime potrebbe aggirarsi attorno a 450, poiché gli effetti collaterali nocivi riferiti alla FDA sono solo l’1-10% del totale. Preoccupante è il fatto che le prescrizioni per farmaci antipsicotici a soggetti di età compresa tra i 2 e i 18 anni è passata da meno di 500.000 nel 1995 a circa 2,5 milioni nel 2002: ciò rappresenta un aumento del 400%. Parallelamente le vendite di questi stessi farmaci sono aumentate del 1500%, passando da 500 milioni di dollari nel 1991 a oltre 8 miliardi di dollari nel 2003.
Le morti provocate dai farmaci antipsicotici rappresentano la terza grossa categoria di decessi provocati da psicofarmaci letali, attualmente prescritti a milioni di bambini americani; gli antidepressivi ora hanno l’obbligo di recare sulla confezione il “riquadro nero” di avvertimento della FDA, che avvisa come il farmaco provochi nei bambini e negli adolescenti reazioni suicide; un comitato consultivo dell’FDA ha consigliato che un analogo “riquadro nero” venga apposto sulle confezioni dei farmaci per l’ADHD, per avvertire che la sostanza causa sincopi, attacchi di cuore e morte improvvisa nei bambini. A livello internazionale, sono più di una decina gli avvertimenti lanciati sugli effetti collaterali che gli psicofarmaci hanno su bambini e adolescenti, tra i quali ricordiamo danni al fegato, scompensi cardiaci, sincopi, allucinazioni, psicosi, manie, comportamento violento, tendenze suicide e morte. Ciò nonostante, si continuano a prescrivere questi farmaci a oltre 17 milioni di bambini in tutto il mondo.

In Italia le statistiche rivelano che 30.000 bambini sono in cura psicofarmacologica. Nel Marzo del 2003 il Ministro della Salute aveva approvato un decreto che portava il Metilfenidato in Tabella IV, togliendola così dalle sostanze stupefacenti (Tabella 1 e 2).

Il 26 aprile 2006 il Ministro della Salute e il Ministro della Giustizia hanno emesso un Decreto che riporta il metilfenidato nella tabella 1 e 2 delle sostanze stupefacenti.

Il Ministero della Salute ha richiesto un esame più approfondito delle cosiddette malattie mentali in età adolescenziale ed è in fase di avvio un nuovo progetto denominato “Progetto ADHD” sotto la supervisione dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS). Il progetto ADHD ha diverse fasi tra cui:
Interviste diagnostiche fatte ai genitori attraverso domande che incoraggiano i genitori a descrivere gli atteggiamenti dei bambini ;
Questionari o meglio test per i genitori e per gli insegnanti, per rilevare informazioni sul comportamento sociale, accademico ed emotivo dei bambini in età compresa tra i 3 e i 17 anni;
Valutazione delle abilità di lettura e calcolo.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), in Italia è presente come Onlus, fa parte di un gruppo internazionale di tutela dei Diritti Umani nel campo della salute mentale, da anni raccoglie informazioni e testimonianze sulla somministrazione di psicofarmaci ai bambini, per esempio lo scorso mese il Psychotherapy and Psychosomatics ha scoperto che il 100% degli psichiatri che stabiliscono i criteri diagnostici per i cosiddetti “disturbi dell’umore” (tra i quali figurano il “disturbo bipolare” e i “disordini schizofrenici/psicotici”) al fine di includerli nel Diagnostic and Statistical of Mental Disorders (DSM) della American Psychiatric Association’s (APA) sono finanziariamente collegati alle industrie farmaceutiche che producono i relativi farmaci.

In passato i farmaci antipsicotici causavano una reazione tossica letale, chiamata sindrome neurolettica maligna, che si stima abbia causato la morte di 100.000 americani. Ci sono voluti 20 anni di battaglie legali prima che nel 1985 l’APA inviasse ai propri associati una circolare di avvertimento sull’uso di tali farmaci. La signora Ellen Liversidge, che nel 2002 perse il figlio in seguito alla somministrazione di un farmaco antipsicotico, ha dichiarato che: “Sull’etichetta non c’era nessun avvertimento. E neppure il dottore ci ha avvertiti. Bisogna davvero che così tante persone vengano uccise? Abbiamo bisogno ancora di un’altra montagna di articoli sui giornali?

Tutto ciò dovrebbe essere seriamente preso in considerazione dai genitori, gli insegnanti e le istituzioni italiane.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, fondato nel 1969 dalla Chiesa di Scientology, raccoglie testimonianze di persone hanno subito abusi da parte delle istituzioni psichiatriche, se tuo figlio è stato sottoposto a questionari psicologici o psichiatrici, test, valutazioni o programmi speciali senza il tuo consenso, o conosci qualcuno che ha subito danni in seguito a diagnosi e/o trattamenti psichiatrici contattaci:

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Articolo di USA Today: http://www.usatoday.com/news/health/2006-05-01-atypical-drugs_x.htm

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lunedì, maggio 15, 2006

DROGARE I BAMBINI - COME LA PSICHIATRIA PUO' DISTRUGGERE UNA VITA.




Leggi: drogare i bambini

Se tuo figlio è stato sottoposto a questionari psicologici o psichiatrici, test, valutazioni o programmi psicologici senza il tuo consenso, o conosci qualcuno che ha subito danni in seguito a diagnosi e/o trattamenti psichiatrici contatta il: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
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RITALIN, SECONDO ALLARME NELLE SCUOLE

Dopo il Progetto Prisma e la riclassificazione farmacologica, un nuovo progetto sta prendendo il via. Il 26 aprile di quest'anno il Ministero della Salute e il Ministero della Giustizia hanno pubblicato un decreto per riportare il metilfenidato, meglio conosciuto col nome di Ritalin, nella tabella 1 e 2 degli stupefacenti. (http://www.altalex.com/index.php?idnot=33845) Ma il Ritalin continua a essere usato nei centri di riferimento, come annunciato di recente dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS). (http://www.iss.it/adhd/prog/index.php?anno=2005&lang=1&tipo=1). Il vecchio progetto Prisma, giunto al suo epilogo nel 2004, ha stabilito che 90 adolescenti su 1000 presentano patologie psichiche. Ma se fosse così, significherebbe che in una classe media due o tre alunni rischiano prescrizioni farmacologiche. Nei nuovi test, la diagnosi dell'ADHD resta invariata, è sufficiente rispondere a nove domande e chi si riconosce in almeno sei delle sintomatologie è diretto al Centro di Riferimento locale, dove di norma è effettuato un trattamento farmacologico. È in fase d’avvio anche un registro nazionale per i bambini che usano Ritalin, che devono essere monitorati regolarmente, per valutarne le intolleranze. Il piano terapeutico standard prevede un primo controllo dopo una, due, massimo quattro settimane, poi ogni cinque o sei mesi, da parte di un neuropsichiatra del Centro di Riferimento più vicino. (http://www.cineca.it/siss/progetti/progetto-adhd.htm) È previsto un notevole coinvolgimento degli insegnanti, con corsi formativi sull'ADHD, e persino dei genitori, con questionari sul comportamento dei loro figli. Il rischio maggiore di tutto ciò è di "rendere malato" un numero spropositato di bambini, con la violazione dei diritti umani, come già sta avvenendo in America, dove una diagnosi per ADHD dura 10-15 minuti e dove i minorenni che assumono Ritalin sono il 3-5% (si parla addirittura di bambini di 2 anni). La situazione non è comunque molto migliore in Gran Bretagna, dove le stime parlano di 10.000 bambini, o in Germania, dove si è registrato un notevole aumento di consumi, dato che ogni medico può prescrivere questo psicofarmaco. In Italia le cifre variano da regione a regione, in Sardegna ad esempio si sono registrati consumi di Ritalin fin dal 1998. La soluzione è di non accettare diagnosi facili che si basano su criteri soggettivi e pseudoscientifici, ma accertarsi che vengano effettuati adeguati esami medici. La conoscenza dei reali pericoli è il migliore strumento che abbiamo per evitare di giungere alla triste realtà delle scuole americane.
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venerdì, maggio 12, 2006

DIFENDIAMO I DIRITTI DEI BAMBINI

Egregio Direttore,

ha destato giustamente scalpore la vicenda del ragazzino 12enne di Milano che, etichettato iperattivo e aggressivo, era stato allontanato dalla scuola media perché i genitori si erano rifiutati di sottoporlo a terapie farmacologiche pesanti alla stregua di un malato psichiatrico.

Che un dirigente scolastico e degli insegnanti pongano come conditio sine qua non per accettarlo nell'Istituto, che l'alunno arrivi in classe sedato, non solo è scandaloso, ma è prova di quanto la cultura psichiatrica sia entrata nella nostra scuola.

Da qualche anno a questa parte è diventato normale per gli insegnanti leggere nelle circolari scolastiche, che verrà lo psicologo/a in classe per presentare, ad esempio, il "progetto grasso/magro"; che l'Ufficio scolastico ha organizzato delle giornate di formazione per docenti referenti di Istituto sulla Dislessia ; che la Provincia o il Comune hanno istituito il servizio di aiuto psicologico per alunni, genitori ed insegnanti ; che verrà tenuto nella scuola il corso di formazione sull' ADHD ( disturbo da deficit di attenzione ed iperattività) ecc..
Come non ci stupisce che nei collegi docenti con sempre più frequenza ci viene
richiesto di approvare il progetto presentato dalla psicologa/o tal dei tali, per tenere corsi di informazione o per interventi di supporto psicologico piuttosto che il progetto affettività nelle classi, ecc.

Così per gli insegnanti e i dirigenti scolastici che hanno seguito questi corsi di formazione tenuti da psicologi e neuropsichiatri infantili, diventa logico segnalare ed accettare le etichette di disturbi mentali e imporre le terapie prescritte dagli psichiatri, perchè è quanto è stato loro insegnato dagli stessi "esperti" che li hanno indottrinati sul soggetto.

Da più parti a livello internazionale sono stati lanciati allarmi in merito alla fondatezza scientifica delle diagnosi dei disturbi di apprendimento nei bambini e delle conseguenti terapie psicofarmacologiche.
Uno dei tanti esempi è stato l’intervento della Sig.ra Sue Parry, che ha lavorato come terapista scolastica con studenti, in gran parte ragazzi, supposti ad avere l’ADHD, al meeting tenuto dal Comitato di Controllo Sicurezza dei Farmaci e Gestione dei Rischi dell’FDA, nel febbraio 2006, negli Stati Uniti. La sig.ra Parry ha evidenziato che ai genitori non è stato detto che alla Conferenza per lo sviluppo del Consenso all’ADHD del 1998 i relatori hanno precisato : “…..Però non abbiamo un test oggettivo e valido per l’ADHD e non ci sono dati che indicano che l’ADHD sia dovuta a malfunzionamento del cervello”.
Ha avvertito inoltre: “I nostri bambini non hanno bisogno di ulteriori studi e indagini, hanno solo bisogno di una commissione garante che investighi quello che potrebbe essere la più grande frode sulla salute mai vista sulla faccia della terra”.

Siamo ben lontani dalle sperimentazioni didattiche , dalla ricerca di metodologie funzionali di insegnamento, dai metodi Montessori, Steiner, dall'esperienza delle scuole di strada di Napoli, dalla scuola di Don Milani , e dal chiedersi veramente come mai quell’alunno sta avendo tali difficoltà e dove gli insegnanti hanno fallito!

Oggi più che mai gli insegnanti e gli operatori della scuola hanno la responsabilità di informarsi accuratamente sulla fondatezza di queste etichette psichiatriche e di chiedersi onestamente, data l’importanza del loro ruolo per la formazione delle generazioni future, se i cattivi o mancati risultati non siano dovuti a carenze nei loro metodi didattici o a negligenze nello svolgere il proprio lavoro, invece di avvallare soluzioni sbagliate e pericolose.

Prof.ssa Margherita Pellegrino

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mercoledì, maggio 03, 2006

Lettera di una mamma, nonna ed assistente sociale...

Egregio Direttore,

sono madre e nonna di una meravigliosa bimba di un anno e mezzo. Sono un Assistente Sociale e ho lavorato in passato per il Comune di Milano, Ripartizione Assistenza e Sicurezza Sociale. Durante il mio apprendistato ho avuto l’occasione di poter lavorare con i bambini e i ragazzi ospiti di un noto Istituto milanese.

Ascoltando il telegiornale trasmesso su canale 5, ho avuto l’occasione di sentire la notizia di quel bimbo di 12 anni che è stato definito “iperattivo” e che è stato espulso dalla scuola. Nella notizia ho sentito il giornalista affermare che questa “malattia” si può curare con uno psicofarmaco di nome “Ritalin”. Per mia conoscenza, questo non è un farmaco, ma una droga legalizzata che ha gli stessi effetti devastanti delle anfetamine.

Credo che questo bambino abbia bisogno di comprensione e amore da parte degli adulti che lo circondano e non di essere drogato, credo che abbia bisogno di strumenti per poter comprendere. Qualsiasi essere umano sano reagirebbe male di fronte a delle costrizioni, (impedirgli di andare in laboratorio con i suoi compagni e rinchiuderlo in una piccola aula) e perché lui non dovrebbe? E per questo lui diventa un malato di mente che deve essere curato con psicofarmaci, a 12 anni?


Ritengo che sia un crimine drogare i nostri ragazzi. I bambini sono il nostro futuro e quello che succederà se si continuasse a legalizzare e pubblicizzare il fatto che la soluzione per un bambino adolescente vivace e con difficoltà sia di essere “curato” con degli psicofarmaci che hanno effetti collaterali devastanti, sarà di avere una società ancora più drogata e malata tra non meno di 10 anni. Mi chiedo a chi farebbe comodo tutto questo? Spero tanto che anche gli altri genitori si informino esaurientemente che e non cadano nell’errore di pensare di “risolvere con pillole” eventuali problemi e difficoltà dei propri figli, con la speranza di aiutarli, non li aiuterebbero affatto!

Credo fermamente che amore, tolleranza, un metodo di studio efficace che permetta loro di comprendere, e ricerca di soluzioni alternative alle “pillole”, possano salvaguardare la salute e l’equilibrio mentale dei nostri ragazzi che, ripeto e concludo sono il nostro futuro e il futuro della nostra società.


Cordiali saluti
Annamaria Orlandi

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